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Racconti: Ragazzi a pesca 2010

Quella mattina mi sono alzato all’alba, a colazione non ho mangiato quasi niente.
Durante i preparativi continuavo a pensare alla gara di oggi. Il vincitore riceverà molti elogi ed applausi, e rimarrà campione per un anno.
Papà continuava a ripetermi che dovevo rilassarmi, ma io non ci riuscivo proprio, addirittura la sera prima mi ci sono volute molte ore per prendere sonno.
Arrivati al porto ho notato che non ero l’unico bambino emozionato e allo stesso tempo determinato ad affrontare la gara.
Quando il giudice di gara mi ha chiamato, il cuore mi batteva sempre più forte, mi è bastato rivolgere lo sguardo verso il mio papà che immediatamente mi sono tranquillizzato.
Accanto a me, durante le tre ore della gara, c’erano anche i miei nonni che naturalmente facevano il tifo per me.
Durante la gara continuavo a chiedermi se volevo vincere davvero. Ma poi avendo conosciuto gli altri bambini, che come me condividevano la passione per la pesca e notando lo stesso entusiasmo, all’improvviso ho provato una sensazione nuova, bella: quella di non voler necessariamente vincere.
Ho capito veramente lo spirito di questa gara di pesca, cioè che al di là della competizione c’era l’importanza di fare una bella esperienza insieme, nel rispetto delle regole.
Il momento della premiazione è stato bellissimo perché, anche se non mi sono classificato tra i primi, ho ricevuto tanti applausi e dei bellissimi premi, oltre ai complimenti di tutta la mia famiglia.

Francesco Legge

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