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Caccia allo squalo

Un racconto di vita del pescatore Felice Coccia

Presso l'Hotel Maga Circe incominciavano a venire i primi turisti a seguito delle prime avvisaglie dell'inizio del benessere del dopo guerra. Erano gli anni cinquanta. Avevo da poco acquistato una barca a remi di legno con il denaro avuto dalla vendita di un piccolo appezzamento di terra ereditato da mio padre. Scelsi di fare il pescatore, con disappunto della mia famiglia, perché l'agricoltura non faceva per me! Incominciai a pescare andando a mettere le reti a remi, oppure la notte, insieme a mio fratello utilizzavamo la lampada ad acetilene per arpionare i pesci immobilizzati dalla luce artificiale. Per guadagnare qualcosa in più accettavo di portare a pesca qualche turista e fu così che conobbi Enzo (nome di comodo).

Avevo da poco comprato un piccolo motore e quella mattina con fare scoppiettante ci permise di guadagnare il largo. Andammo a ritirare un pezzo di rete che trovammo con un grosso buco, era quasi strappata in due! Ci mettemmo a pescare qualche pagello a bolentino. Era appena incominciata l'estate e, a dire il vero, quel giorno non abboccava quasi nulla. Quando all'orizzonte vidi spuntare una pinna, pensai ad un delfino, ma subito dovetti ricredermi, era un grande squalo. Ecco perché la rete era danneggiata! Passai parola ad Enzo il quale decise che era meglio rientrare, tanto con quel bestione non avremmo preso nulla di buono. Giunti a terra rimanemmo d'accordo che la settimana seguente avremmo provato a catturare lo squalo. Quel giorno arrivò e di mattina presto uscimmo dal porticciolo dell'hotel, ma andavamo con una barca più grande, quella di Enzo. Portavamo una grossa boa con circa 200 metri di buona corda a cui era legata una catena con un amo d'acciaio di 25 centimetri. Arrivammo subito sul posto, ma dello squalo nulla appariva. Innescammo una mammella di mucca che ancora colava sangue e buttammo a mare la trappola. Ce ne andammo. Quando ritornammo verso il mezzodì, era sparito tutto. A circa due miglia da noi ecco che vidi il segnale galleggiante e ci dirigemmo lì per afferrarlo. Avevamo preso lo squalo! Iniziò una lotta che durò oltre due ore. Infatti più di una volta dovemmo mollare la boa perché il pesce era troppo forte e sembrava non stancarsi mai. Alla fine riuscimmo a tirarlo sotto la barca, era una canesca (squalo bianco) di oltre 4 metri! Ormai era morto asfissiato, dovemmo legarlo alla barca per portarlo a terra tanto era grande. Quella bestiaccia era rimasta nel nostro mare dopo aver seguito qualche grossa nave e a causa sua, spaventando il pesce, noi pescatori non riuscivamo a prendere quasi nulla nelle nostre reti.

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